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Parchi Letterari


Dalla Città dei Sassi inizia l’itinerario Parchi Letterari tra suggestioni ed atmosfere, orizzonti e paesaggi lunari, dai boschi agli aridi calanchi, angoli incantati, un viaggio sentimentale... Un viaggio dell’immaginazione per immergersi in una natura ancora incontaminata, in scenari affascinanti e sconosciuti…
Da Matera percorrendo la SP Matera-Grassano, in poco più di 30 minuti, si arriva a Grassano.

La visita a Grassano inizia con i luoghi descritti nel “Cristo” ed immortalati da Carlo Levi, si cammina per Corso Umberto dove si trova la Locanda prisco, a quel tempo “rinomata come la migliore della provincia”,la vecchia Caserma dei Carabinieri, il Palazzo Materi, (con salone affrescato da Anselmo Palmieri di Polla) ed il Caffè Brandi , detti anche i duecento passi, in cui si esauriva “tutta la vita mondana di Grassano”; si continua per il Palazzo Revertera in Via Forno, dove Carlo Levi fu ospite del Sig. Orlando.
Nella parte alta del paese Casa Schiavone, in Via Capolegrotte 19, dove Carlo Levi andò ad abitare dopo la sua breve permanenza alla locanda Prisco, la Chiesa madre dedicata a San Giovanni Battista, di stile barocco si presenta a tre navate con cupola sul presbiterio, preceduta da un sagrato che offre un ampio panorama.


Oltrepassato il rione Capolegrotte si arriva ai Cinti, recentemente valorizzati mediante appositi lavori di recupero, con le relative grotte e con le rocce di notevole interesse geologico; luogo di ispirazione pittorica, che furono immortalati in due celebri quadri: La Strada delle Grotte e Dietro Grassano, da visitare sono anche i luoghi legati alla storia del paese: Piazza Arcangelo Il Vento, con il Municipio, l’attigua Chiesa della Madonna del Carmine con il caratteristico presepe palestinese di Artese, la Sala consiliare con i bellissimi affreschi di scuola napoletana raffiguranti Le nozze di Cana e L’ultima cena; Via Meridionale, con gli antichi “lammioni” trasformati in negozi, la Piazza S. Domenico col monumento al Seminatore e, alla sua estremità, la Chiesa Madonna della Neve col poco comune campanile a cipolla; le Vie Macinola e Monteoliveto, soprastanti a Via Meridionale, con le “casedde”, tipiche costruzioni contadine del secolo scorso.

L’itinerario prosegue per Aliano , 90 km di distanza, paesaggi molto vari si alternano, la natura si sussegue, aspra nelle vicinanze di Grassano (SP277) e poi sempre più rigogliosa percorrendo la SS407 in direzione Potenza, a Gallipoli si continua per la SP 107 e si entra nel Parco regionale Gallipoli - Cognato- Piccole Dolomiti lucane, ideale per una sosta nella foresta e per ammirare le Dolomiti dalle forme bizzarre; dopo il borgo di Accettura (m.770) si continua per la SP 103 ex SS277 e si arriva ad Aliano, Gagliano nel romanzo Cristo si è fermato a Eboli, con il mondo di Carlo Levi. Leggendo Cristo si è fermato ad Eboli, s’immaginano dei luoghi, ormai lontani nel tempo e perduti nella memoria, invece ancora oggi tutto risponde perfettamente alla descrizione fattaci dallo scrittore.
Aliano è questo: un paese immobile nel tempo, dove si ha l’impressione che nulla sia cambiato. Si arriva e ci s’immerge in quel mondo, nei suoi colori, evocati dalla prosa tanto sapiente di Levi. Questo è quel che succede al visitatore uscendo dalla Casa di Carlo Levi per inoltrarsi nei vicoli e nelle piazzette del centro storico. Si attraversa la piccola porzione di paese che il confinato era autorizzato a percorrere, dalla sua abitazione al cimitero (dove per espressa volontà dello scrittore, il suo corpo riposa dal 1975), per scoprire le caratteristiche dell’architettura popolare lucana. E subito saltano agli occhi le case, quelle case “con gli occhi” a cui sono dedicate alcune delle più suggestive pagine del libro. Ad Aliano la gente, i panorami, i colori, i calanchi, le valli sembreranno ancora quadri dipinti ispirati alle pagine del testo.
L’intero paesaggio è percorso da strade carrozzabili che permettono di gustarsi da vicino tutta l’incredibile bellezza. Nel centro storico, la Chiesa Madre in stile barocco dedicata a S.Luigi Gonzaga dove si conserva la Madonna degli Angeli
attribuita a Luca Giordano e diversi dipinti seicenteschi, Palazzo De Leo dal bel portale del XIV sec., Palazzo Scardaccione, Palazzo Scegli, l’itinerario continua verso l’antico Palazzo Caporale, sede di un piccolo museo che conserva documenti, fotografie e litografie relative al confino dell’illustre ospite; in un vecchio Frantoio è il Museo della Civiltà Contadina, dove sono esposti attrezzi e utensili del lavoro nei campi, oggetti realizzati dai pastori, arredi, nonché alcuni reperti archeologici. Prima di lasciare il piccolo centro una visita su una collina a sinistra del fiume Agri solcata dai tipici calanchi, dove nel 1982, a seguito di scavi casuali è venuto alla luce una necropoli (prima metà del secolo VII – inizi V a.C).

Da Aliano, si continua (SS598) (SS92) SP ex SS 104 e percorrendo 45 Km si arriva a Valsinni , nella terra della poetessa Isabella Morra. Sospesa fra il mare e i monti e lambita dalle acque del fiume Sinni, che ha qui il suo corso più stretto, incassato tra rupi scoscese, prima di allargarsi verso la marina.
Domina e quasi soggioga il centro la mole del Castello dei Morra, intorno al quale si snodano in file concentriche e sovrapposte i vicoli del borgo antico, separati tra loro dai caratteristici “grafi”, paesaggi coperti a volta. Alle spalle si erge il Monte Coppolo, straordinario punto panoramico del golfo di Taranto, che alla valenza naturalistica associa quella storica conservando le Mura dell’antica Lagaria, fondata secondo la leggenda da Epeo, costruttore del Cavallo di Troia. A ridosso del Monte si estende il Bosco di Gallicchio, al cui interno sorge un Parco naturale Integrato.
Ma Valsinni per il visitatore è soprattutto un paese da “sfogliare”, infatti il comune dal 1993 è sede del Parco Letterario Isabella Morra la poetessa, figlia del feudatario del castello, considerata una delle voci più originali e autentiche della lirica femminile del ‘500. Isabella Morra visse e morì nell’antico borgo di Favale (oggi Valsinni), nel cupo e profondo Sud del Cinquecento, in un estremo lembo di Basilicata, tra il basso Sinni e il confine calabrese.
Di nobile famiglia, anima delicata e gentile, vive nel Castello di Favale con la madre e i fratelli dopo che il padre è costretto all’esilio a Parigi. Formatasi nella lettura dei classici e del Petrarca, Isabella vide inesorabilmente sfiorire la sua giovinezza nella bruta realtà del luogo e dei tempi. Proprio nel bel mezzo della travagliata esistenza della poetessa apparve la figura fascinosa del poeta spagnolo Diego Sandoval de Castro, signore della vicina Bollita (oggi Nova Siri), e le dicerie della gente furono tali che i fratelli di lei, in nome di una sanguinosa vendetta, la uccisero, mentre Diego Sandoval de Castro fu trucidato un anno dopo.
Il Parco secondo in Italia e primo nel sud, ha ricevuto la Bandiera Arancione, marchio di qualità turistico ambientale per l’entroterra del Touring Club Italiano. Il Borgo medievale, il Castello Morra, il Fiume Sinni, il Monte Coppolo avvolgono i visitatori nell’atmosfera magica e surreale dei “viaggi sentimentali”, visite guidate in uno spazio fisico, ma anche mentale e poetico.
L'estate di isabella rievoca, nei vicoli intorno al Castello, la vita, le tradizioni popolari del borgo medievale; Via del Monte, dove la poetessa saliva a scrutare il mare in attesa di una nave che portasse notizie del padre lontano, e la Via del Fiume, segnano percorsi lungo luoghi suggestivi, custodi del messaggio poetico di Isabella. Mostre, spettacoli, rievocazioni, fanno sì che una visita a Valsinni coinvolga ed impegni davvero i cinque sensi, diventando non solo momento di evasione, ma anche occasioni di esperienze e di scoperte. Il Parco Letterario offre la possibilità di rivivere le emozioni della poetessa nella cornice suggestiva dei luoghi di ispirazione. Viaggi all’interno dell’illimitata
realtà della cultura, dei sentimenti di romanzieri e poeti che celebrano così i moti dell’anima in scenari suggestivi ed emozionanti. La gastronomia con le degustazioni di prodotti autentici del ‘500, da assaporare nei vicoli, gli oggetti come la “jask”, una sorta di brocca di creta a due manici che si riempiva di acqua sorgiva. Le botteghe artigiane, grazie ad una mostra inserita nelle attività del Parco, rivivono, in qualche modo, mestieri ormai scomparsi che fanno ricordare un mondo che non c’è più. Le attività ricreative risvegliano le curiosità del visitatore-viaggiatore con la possibilità di vivere in modo insolito il territorio, fonte di tradizione, cultura e storia. Il Parco Letterario è indossare
abiti antichi adornati di nuove realtà. E’ la modernità che gelosamente custodisce il valore e il significato di tradizioni, poesie e canti che il visitatore celebra nel “nostro viaggio”.

Un viaggio che prosegue (SS 653) e si conclude nel territorio di Tursi con la Rabatana e il Santuario di S. Maria d’Anglona, “la terra del Ricordo” di Albino Pierro più volte candidato al premio Nobel per la letteratura.
Situata sui costoni di una roccia arenaria, in una verde vallata tra il fiume Agri e il fiume Sinni, a 20 km dalla costa Jonica, sorge Tursi.
Il paese, profumato dai rosmarini e dalle zagare dei suo aranceti, è immerso nella macchia mediterranea, è circondato dal verde di pini, ulivi, eucalipti, che interrompe un paesaggio di aridi e desolati calanchi.
Al tramonto, guardando il paese disposto come intorno ad un antico anfiteatro, si scopre una bellezza unica e lontana dai classici esempi di itinerari turistici.
La visita a Tursi inizia dalla Piazza, si visita il Centro Storico, la Casa di Pierro, si sale la “petrizze”ed ammirando il paesaggio dalle “Jaramme” si arriva in Rabatana, testimonianza dell’insediamento arabo. La Rabatana (da Rabhàdi’, borgo), è situata nel punto più alto del paese ed è letteralmente circondata per ogni lato da profondi e inaccessibili burroni che costituiscono il fantastico mondo delle “Jaramme” di Albino Pierro, le cui poesie in dialetto tursitano raffigurano l’anima lucana ed hanno come tema dominante il mondo autobiografico della fanciullezza. Le origini della Rabatana risalgono alla costruzione del castello da parte dei Visigoti di Alarico nel V sec. d.c. I Goti infatti, dopo aver semidistrutto Anglona, si ritirarono nella zona alta di Tursi costruendo prima un castello e poi un villaggio ove si rifugiarono anche i profughi di Anglona. Fu abitata in seguito da arabi Saraceni, che hanno dato il nome al villaggio. Per la sua posizione dominante e distaccata dal resto del paese, la Rabatana ha saputo conservare il dialetto e i costumi più genuini del popolo di Tursi. Le balze che circondano la Rabatana creano al visitatore effetti
suggestivi e misteriosi: salendo la “petrizza” si ha la sensazione che i burroni ruotino paurosamente intorno e che la Rabatana si avvicini quasi a venirci addosso. Scendendo si ha la sensazione di precipitare nei profondi dirupi. La sua posizione consente di godere del paesaggio delle campagne limitrofe ed in lontananza dei colori dei paesi circostanti, del Mare Jonio e dei monti del Massiccio del Pollino. Nel cuore della Rabatana, merita una visita la Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore, volgarmente detta “Madonna dell’ Icona”, all’interno vi è una catacomba (Kjpogeum), di struttura gotica e adornata da scritture sacre.
Gli affreschi presenti, risalenti al XVI secolo, sono riconducibili a Simone da Firenze e ad allievi del la scuola di Giotto. Al suo interno si trova inoltre uno stupendo presepe in pietra realizzato nel XV sec.
da autore incerto (Altobello Persio o più probabilmente Stefano da Putignano, autore del presepe presente all’interno della Cattedrale di Altamura).
Da Tursi percorrendo per 9 Km la S.P. Tursi – Policoro, poco prima della Costa Metapontina, saliamo sul Colle di Anglona, sede di insediamenti sin dall’età del Bronzo e del Ferro; il sito viene inoltre identificato con la città greca di
Pandosia, riportata sulle Tavole di Heraclea. Sull’antico abitato sorse nel Medioevo un nuovo centro, di cui oggi rimane solo la Chiesa di S.Maria di Anglona (XI sec.). Del complesso religioso il visitatore può ammirare, oltre al ciclo degli affreschi, il campanile quadrangolare con bifore a doppia colonnina, l’abside semicircolare con archetti pensili ed il magnifico portale della fine dell’XI secolo, sormontato da figure di volti umani, dai simboli dei quattro evangelisti con al centro l’Agnello e, ai lati, dalle figure dei Santi Pietro e Paolo.

( Fonte testo ed immagini www.provincia.matera.it)


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