Taormina. Greca, romana, araba, normanna, sveva, spagnola. Come tutte le altre città d’arte della Sicilia la storia di Taormina è segnata dalle stratificazioni di culture diverse che l’hanno comunque sempre arricchita fino a farle assumere il ruolo di capitale del turismo nell’isola. Sempre amata, sempre ricercata dai viaggiatori e dagli artisti di ogni tempo Taormina non tradisce, si fa conquistare con eleganza, si dona con discrezione e sa cogliere ogni saluto con un arrivederci. Da non perdere, in estate, cinema, musica e teatro con Taormina Arte e, tra gli itinerari, una visita all’Isola Bellae a Castelmola.
Montalbano Elicona. La provincia di Messina riserva una scoperta che vale un intero viaggio in Sicilia. È la strada che conduce ad uno dei borghi classificati come i più belli d’Italia: Montalbano Elicona, dall’arabo al-bana, luogo eccellente. Siamo nel perfetto confine tra i monti Peloritani e il Parco dei Nebrodi. Il paese nasce nel IX secolo d.C., diventa normanno sotto il diretto controllo della corona e vi rimane anche durante gli svevi. È il dono di nozze di Federico II di Svevia alla sua prima moglie, Costanza d’Aragona. L’anima del borgo sta tutta nel suo straordinario centro storico fra breve arricchito dal restauro di cento antiche abitazioni. Sono le facciate, i fregi, gli incanti dei portali, le molteplici effigi, le sculture, i vicoli che diventano labirinto, il panorama che raggiunge l’Etna, lo stretto di Messina, tutte e sette le Isole Eolie. Sono quel Castello e le sue postazioni difensive, le meglio conservate dell’isola, la sua cappella reale, le corti. E ancora le chiese circostanti, trecentesche. Ma le sorprese continuano, a pochi chilometri dal paese, con la scoperta dei Cubburi, i cosiddetti Tholos di Elicona, oltre cinquecento, enormi complessi megalitici costituiti da grandi rocce di arenaria con struttura a cupola emisferica, probabile dimora dei capi tribù che vantano anche una Dea Neolitica, alta 25 metri e due grandi Menhir uno dei quali arriva a 45 metri di altezza.
Floresta . Il comune più alto della Sicilia si trova a 1275 metri, al centro del Parco regionale dei Nebrodi. Immerso nei boschi più verdi dell’isola questo piccolo paese pare sia stato, in epoca romana, base della raccolta del legno per le e navi della flotta ad opera di schiavi e condannati a vita e poi luogo di punta della transumanza dallo Jonio al Tirreno. Diventa feudo nel XIV secolo e Comune dal 1820, grazie all’abolizione dei privilegi feudali. È ottimo luogo di sosta e di partenza per itinerari a piedi, a cavallo, in bicicletta e, naturalmente anche in macchina.
Savoca. . Gioiello normanno con vista sul mare e sull’Etna, Savoca fu fondata da una comunità di origine sconosciuta, i Pentefur. In seguito fu poi edificata nel 1139 da Ruggero II che qui riunì gli antichi villaggi saraceni della zona dotandoli di una vera città con quattro quartieri, castello, cinta muraria e due porte da una delle quali ancor oggi si accede. Tra le stradine belle le facciate in pietra dei palazzi e le ricche 17 chiese. Nei sotterranei del Convento dei Cappuccini da visitare le catacombe con i resti mummificati di 32 notabili del borgo, una tecnica che veniva eseguita fino al 1876. E nel 1971 Francis Ford Coppola girò proprio in questo paese alcune scene del Padrino II. Cimeli, foto e ricordi holllywodiani in un piccolo museo allestito in un bar all’ingresso di Savoca.
Ducea di Nelson. Questa è una delle pagine più significative della storia del Regno delle due Sicilie. Siamo in una magnifica altura tra Bronte e Maniace dove nel XII secolo la regina Margherita di Navarra fonda una straordinaria Abbazia, Santa Maria, chiamata anche Ducea di Maniace, con un gran feudo, molto produttivo, che per diversi secoli anni passa in mano pontificia. Nel 1799 il re Ferdinando di Borbone dona la ducea e il complesso di Santa Maria all’ammiraglio inglese Horatio Nelson in segno di ringraziamento per l’intervento, durissimo, della sua marina durante la rivoluzione napoletana. Nelson ristruttura, arreda, realizza parchi e giardini ma non l’abiterà mai, i suoi eredi i visconti di Bridport lo gestiranno fino alla seconda guerra mondiale, quando Mussolini espropria e la destina a comando militare. Solo negli anni ’80 il Comune di Bronte acquisisce il complesso dall’ultimo erede Nelson, il duca Alexander. Dopo i restauri, l’amministrazione ha creato un sito museale di grande interesse. Sono visitabili gli appartamenti dei Nelson con opere d’arte e importanti arredi, l’antica Abbazia, la chiesa di santa Maria Maniace, i laboratori, i magazzini, le stalle, il granaio trasformati in centro culturale polivalente, il parco con il suo Museo di scultura all’aperto.
( Fonte Grand Tour Cult Sicilia)